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Ipotiroidismo e valutazione delle funzioni tiroidee


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In questo articolo cercheremo di spiegare come mai la funzionalità tiroidea vada sempre valutata e tenuta sotto controllo, ed in che modo eventualmente vada fatto senza ricorrere a farmaci laddove e se possibile.

Sintomi comuni

Ed ora scendiamo nei dettagli di una vera e propria investigazione neuroendocrinologica secondo il modello funzionale.

Una presentazione clinica molto comune di pazienti con una certa età che mostrano un cambiamento funzionale del  sistema immunitario e neuroendocrino è un alterata funzione tiroidea. Non necessariamente attribuibile tra l’altro all’età o alla malattia.

Sintomi tipici di una funzione tiroidea non a regime (-ipo) includono mani e piedi freddi, poca energia, affaticamento, iper-colesterolemia, dolori muscolari, depressione, deficit cognitivi. Negli anziani questi sintomi potrebbero essere relazionati a problematiche cardiovascolari, gastrointestinali e nuropsichiatrici.

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Alterazioni cellulari

Facciamo ora una prima riflessione: prima ancora di parlare di ipotiroidismo, o di iper- notiamo che esiste una risposta cellulare alterata a livello ormonale/tiroideo.

E’ proprio da queste alterazioni cellulari che mi piacerebbe partire per scoprire ed eventualmente correggere “il tiro” ripristinando gli equilibri in modo naturale.

Tiroide e invecchiamento

Torniamo ora alla nostra investigazione….proprio in Italia nel 1992 sono stati  fatti diversi studi dal Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) sull’importanza della tiroide durante l’invecchiamento (e qui vorrei sottolineare che l’invecchiamento è un processo fisiologico che comincia in giovane età dunque certi interventi andrebbero fatti con spirito preventivo).

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Anziani: due gruppi a confronto

Nel confrontare i parametri delle funzioni tiroidee di un gruppo di anziani di età compresa dai 100 ai 108 anni e in buona salute, con un altro gruppo di età compresa tra i 70 e 85 anni e una salute discutibile (malattie croniche), hanno constatato che il siero dei più anziani conteneva  un numero significativamente più basso di anticorpi tiroidei.

Correlazione tra anticorpi e patologie

Questo risultato li ha portati a comprendere che non poteva essere una coincidenza dal momento che l’invecchiamento non salutare, è per l’appunto associato con una prevalenza progressiva di anticorpi organo-specifici e non organo-specifici. L’assenza di anticorpi può rappresentare un ridotto rischio di malattie cardiovascolari e altre patologie croniche che vediamo nell’età senile.

Questi anti-corpi dunque possono rappresentare un marker distintivo relazionato all’età, della funzionalità dei segnali cellulari del sistema neuro-endocrino e immunitario.

Detto in parole povere….controlliamo sempre questi anticorpi per avere un’idea di dove la nostra salute si sta dirigendo dal punto di vista neuro-endocrino e immunitario.

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Ipotiroidismo: un caso clinico

Ora rivolgiamo l’attenzione all’ipotiroidismo sub-clinico (ossia ancora non diagnosticato) e lo faremo con l’aiuto di un caso clinico riportato  nel The New England Journal of Medicine nel 2001. 

Perché’ partiamo dall’ipotiroidismo? perché’ esso rappresenta per molte persone, il primo segno di disfunzione tiroidea. 

Il caso e la terapia sostitutiva

Donna di 59 anni, durante un esame di routine trovano il TSH aumentato ( 7mU/L invece di 1-5mU/L), i sintomi molto leggeri ma presenti da più di 10 anni.

Risultato dell’esame fisico normale, facendo eccezione per una tiroide piccola e compatta con superfice leggermente irregolare.

Colesterolo a 220mg/dl e LDL a 140mg/dl.

Il test TPO esce positivo. Difficoltà a  perdere peso.

Il medico decide di cominciare una terapia sostitutiva con tiroxina.

Vi suona familiare come conclusione?

Il punto di vista Medico Funzionale

Dal punto di vista della medicina funzionale ci spiegano il Dott. Jeffrey Bland (PhD) e il Dott. David Jones (MD), dovremmo assolutamente chiederci: come riuscire a fare uno screening accurato prima di buttarci a capo fitto in una terapia sostitutiva.

Questa paziente infatti sarà a rischio di malattie croniche come conseguenza di uno squilibrio dell’asse tiroideo-pituitario-ipotalamico.

Il suo TSH elevato ci prega di investigare….di chiederci quali sono gli antecedenti e quali i triggers che hanno innescato il problema. Infatti evidenze recenti suggeriscono che mettere il paziente a terapia sostitutiva senza indagare in modo specifico il metabolismo della tiroide può essere una scelta inappropriata.

Ulteriori evidenze

Ma non e’ finita qui …uno studio controllato con placebo con amministrazione di 100mg di L-tiroxina a pazienti con sintomi da ipotiroidismo borderline come nel caso sopra riportato, ha scoperto che il farmaco non era più efficace del placebo  nel miglioramento delle funzioni cognitive, dell’umore e dello stato generale di benessere.

Ancora più rilevante….IL TSH DEL SIERO BASSO, UNITAMENTE A CONCENTRAZIONI DI ORMONI TIROIDEI NORMALI E’ ASSOCIATO AD UNA AUMENTATA MORTALITA’ PER QUALSIASI CAUSA IN PERSONE SOPRA I 60 ANNI DI ETA’!

Ora, sia chiaro che ciò non significa necessariamente che l’aumento di mortalità e’ relazionato ad un ipotiroidismo primario richiedendo dunque una terapia di sostituzione, piuttosto può riflettere funzioni pituitarie e ipotalamiche alterate o ancora un’alterazione del metabolismo o della segnalazione cellulare dell’ormone tiroideo nei tessuti periferici.

LA DIAGNOSI DI TSH BASSO E’ SEMPLICEMENTE IL PRIMO PASSO IN UN SENTIERO DI VALUTAZIONI MOLTO PIU’ COMPLESSO ALL’INTERNO DEL SISTEMA IN QUESTIONE.

Manuela Iuliano, MS

 

 

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