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DIABETE: GUARIAMO NUTRENDOCI


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Le Origini

Il termine Diabete deriva dal Greco antico e ha il significato di “passare attraverso”, ma perchè è stato usato per definire questa patologia?

Le prime manifestazioni di diabete sono descritte già nell’antico Egitto, ma si deve ad Areteo di Cappadocia, con buona probabilità, l’uso della parola “diabete”. Oltre alla sete inarrestabile dei pazienti che ne erano affetti, la patologia si manifestava con profuse urinazioni caratterizzate dal sapore dolciastro (al tempo esistevano gli assaggiatori di urine) oltre ad un esito infausto della malattia. Dunque ciò che “passava attraverso” il filtro dei reni era proprio l’eccesso di glucosio. Con buona probabilità le descrizioni dell’epoca si rifacevano a ciò che oggi chiamiamo Diabete di tipo I. Col Passare del tempo, andando avanti nelle conoscenze, le definizioni furono diverse e si descrissero forme in cui il diabete poteva essere definito “mellito”, cioè dolciastro a causa del contenuto urinario di glucosio, o “insipido”, quando quest’ultimo non era presente. In quest’ultimo caso l’eziopatogenesi della patologia, pur presentando urinazioni profuse, non era relativa al metabolismo degli zuccheri (glucosio) che risultavano nella norma ad una analisi biochimica del sangue.

Vediamo innanzitutto quali sono i parametri che possono condurci ad una diagnosi di diabete.

Oltre a parametri clinici come la polidipsia (aumentata quantità e frequenza di liquidi assunti), la poliuria (aumentata quantità e frequenza delle minzioni) e il dimagramento rapido, il valore del glucosio elevato nel sangue (Glicemia) può essere un primo indicatore (>200mg/dl dopo un pasto o nell’intervallo fra i pasti principali e >126 mg/dl dopo circa 8 ore di digiuno).

Un altro test importante che può essere condotto è la curva da carico glicemico, in cui si somministrano 75 g di glucosio per via orale e si valutano i parametri a distanza di circa 2 ore, valutando come patologici parametri pari o superiori a 200 mg/dl e nei range di norma parametri di glicemia uguali o inferiori a 140 mg/dl.

Quando il glucosio ematico è in sovrabbondanza e non riesce ad essere captato dalle cellule comincia a legarsi ad alcune proteine presenti nel sangue, come l’emoglobina che in questo caso si chiamerà “glicata” per via del processo di glicazione subìto.  Ancora un altro parametro importante specie nel differenziare le due tipologie di diabete oltre al Peptide C, risulta essere l’insulina  prodotta nelle 24 ore laddove in un soggetto sano si attesta intorno alle 28-30 UI/24h nel soggetto con diabete di tipo I i valori si attestano sulle 5-10 UI/24h mentre nel soggetto con diabete mellito tipo II questi valori salgono a 80-100 UI/24h.

Diabete Mellito di tipo I o Insulino dipendente

Solitamente insorge in giovane età e l’habitus della persona è caratterizzato da magrezza. La causa fondamentale dell’alterato metabolismo del glucosio è la distruzione su base autoimmunitaria, delle cellule Beta del pancreas contenute nelle isole del Langherans e che sono deputate alla produzione di insulina. Per tale motivo in questi soggetti viene a prodursi poca insulina nelle 24 ore e si rende necessario l’inoculo sottocutaneo di questa sostanza per meglio controllare il metabolismo del glucosio. Agli inizi del 1900 la patologia era molto rara: meno di 1 persona ogni 100000, attualmente in Italia l’incidenza è di circa 6-10 casi ogni 100000 abitanti, ma in questi ultimi anni, secondo il Ministero della Salute, i casi sono in crescita e la comparsa della patologia è sempre più precoce e l’età di insorgenza si approssima sempre di più ai 3 anni. Questa tipologia di diabete colpisce solo il 10% di tutti i casi di diabete.

Diabete Mellito di tipo II o Insulino Indipendente

Solitamente insorge dopo i 40 anni e l’habitus della persona è caratterizzato da obesità, questa situazione patologica definisce una causa fondamentale dell’alterato metabolismo del glucosio. Il pancreas produce insulina correttamente, anzi ne produce in sovrabbondanza (anche quantitativi 3 volte superiore alla norma), ma il glucosio presente nel sangue non viene correttamente introiettato all’interno delle cellule. Solitamente viene anche chiamato la malattia del benessere, stante il fatto che laddove aumentano i consumi di grassi, specialmente saturi o idrogenati, la quantità del cibo ingerito e la sedentarietà aumentano i casi di questa patologia.

Il diabete di tipo II rappresenta il 90% di tutti i casi di diabete negli USA con un’incidenza che agli inizi del 1900 era inferiore a 5 su 100000 mentre oggi, in poco meno di un secolo, è aumentata in modo esponenziale arrivando a 5000 casi su 100000. Negli USA ove si contano ormai 15 milioni di persone affette dalla patologia mentre in Italia (dati Istat) siamo intorno ai 3 milioni di persone, specialmente nelle regioni del sud Italia.

Si conta che a livello planetario muoiano 3.800.000 persone ogni anno, facendo un rapido calcolo una persona ogni 10 secondi!

Una forma di diabete per certi versi assimilabile a quello di tipo II è il diabete gestazionale che insorge in gravidanza per poi regredire il più delle volte. In caso di insorgenza durante la gravidanza è un sintomo da non trascurare poichè può essere l’indicatore di una certa predisposizione alla resistenza insulinica.

 

In entrambi i casi di diabete, sia per il tipo I che il tipo II, dopo circa 20 anni di lesioni vascolari causate dagli elevati livelli di glucosio nel sangue si può arrivare ad una forma di insufficienza renale cronica che porta alla graduale perdita della funzione del filtro renale, con dispersione di proteine nelle urine e progressiva riduzione della filtrazione e detossificazione del sangue, fino a giungere ad uno stadio terminale pressochè irreversibile.

Vediamo quali possono essere le principali complicanze del Diabete:

  • Cardiovascolari (Infarto del miocardio)
  • Ipertensione Arteriosa
  • Arteriosclerosi
  • Insufficienza renale cronica
  • Gangrena periferica (con relativa amputazione di arti o porzioni degli stessi)
  • Retinopatia
  • Neuropatia
  • Infezioni di difficile guarigione
  • Impotenza nei soggetti maschi
  • Difficile guarigione delle ferite occasionali o chirurgiche

Un altro dato molto interessante riguarda le principali cause di decesso in pazienti diabetici, in ordine di importanza abbiamo:

  1. Eventi cardiovascolari
  2. Neoplasie
  3. Complicanze acute del diabete
  4. Incidenti/Suicidi
  5. Complicanze Renali

I primi due punti sembrano confermare i dati relativi alla mortalità mondiale riguardo alle patologie cronico-degenerative. Stante l’elevata diffusione di questa patologia e la relativa rapidità di comparsa di nuovi casi potremmo addirittura parlare di una silenziosa e quantomai distruttiva epidemia che sta falcidiando ogni anno milioni di persone nel mondo, ricordate che muore 1 persona ogni 10 secondi nel Mondo a causa del Diabete!

Sarebbe allora importantissimo agire in modo concreto affinchè il diabete possa essere definito concretamente “una malattia cronica curabile”.

La Medicina occidentale utilizza nel diabete di tipo I le iniezioni giornaliere sottocutanee di insulina sintetica ad azione rapida o lenta, mentre nel diabete di tipo II vengono usati principalmente farmaci per via orale che vanno ad agire sull’organismo in vario modo:

  • Sulfaniluree: Aumentano la secrezione di insulina da parte del pancreas (ciò può portare a stress pancreatico e conseguente riduzione della produzione di insulina nel tempo).
  • Glinidi: aumentano la secrezione di insulina da parte del pancreas per alcune ore.
  • Biguanidi: riducono la produzione di glucosio da parte del fegato
  • Glitazoni: aumentano la sensibilità cellulare all’insulina e riducono il rilascio di glucosio da parte del fegato.
  • Acarbosio: inibitore degli enzimi che favoriscono a livello intestinale l’assorbimento dei carboidrati.

Un approccio…naturale

Se vogliamo invece approcciarci al diabete mellito (specialmente quello di tipo II) in modo più fisiologico e naturale, il cambio di alimentazione sembra essere il primo fattore determinante. Recentemente abbiamo potuto acquisire ulteriori dati in proposito e si e’ visto che i protocolli alimentari previsti nelle linee guida per il diabete sono risultati insufficienti in molti casi per il controllo ponderale, e la riduzione dei valori della glicemia. Inoltre la difficoltà nell’attuazione di questi protocolli alimentari ha portato un congruo numero di pazienti ad abbandonarne l’utilizzo.

Si è recentemente dimostrato invece che un percorso alimentare che esclude completamente il cibo di provenienza animale in favore di una alimentazione a sola base vegetale, che utilizza cibi poco processati industrialmente e dunque integrali e più freschi possibili, può molto facilmente produrre un efficace calo ponderale ed un miglior controllo della glicemia.

Alcuni consigli:

utilizzare per una quota importante il cibo crudo e naturale (60-80%);

utilizzare pochi olii (anche se di origine vegetale) e sceglierli di qualità; prediligere alimenti e modalità di cottura che mantengono basso l’indice glicemico (breve cottura al vapore per esempio).

Cibi consigliati:

  • Cereali 100% integrali, specialmente quelli con il più basso indice glicemico (segale, miglio, avena ecc.).
  • Legumi, tutti ottimi apportatori di proteine amidi e grassi (fagioli, ceci, piselli ecc.).
  • Verdura/Ortaggi: specialmente quelle a basso indice glicemico (la maggior parte).
  • Frutta: tutta quella di stagione, riducendo le quantità di quella zuccherina, come per esempio il Melone, o di quella troppo grassa (avocado).
  • Essere parsimoniosi nel consumo di frutta secca (noci, mandorle ecc.) e di quella essiccata come uvetta sultanina, ecc.

Alcuni Rimedi da Madre Natura…

Dalla Nostra Madre Terra ci arrivano sempre degli aiuti. Conoscenze secolari e recentissime hanno identificato alcune piante e alcune sostanze estratte da esse (fitocomplessi) che possono essere di grande aiuto nella patologia diabetica. Di seguito un piccolo elenco:

  • Cromo picolinato: ha un’azione di miglioramento della tolleranza al glucosio e ne equilibra i livelli ematici.
  • Gymnema sylvestre: stimola la secrezione di insulina a livello pancreatico. Alcuni studi hanno anche dimostrato un effetto rigenerativo sulle cellule beta del pancreas.
  • Cannella: favorisce la tolleranza al glucosio.
  • Epigallocatechingallato (fragole, Tè Verde, Poterium spinosum): sostanza protettiva delle cellule beta
  • Vaccinium myrtillus: la Mirtillina, un antocianoside presente nel frutto, consente un controllo della glicemia svolgendo un attività simile all’insulina.

Vi sarebbero da citare molte altre piante ed erbe medicinali che in modo diretto o indiretto vengono in soccorso del paziente diabetico, ma rimando il lettore eventualmente al proprio Medico di fiducia che potrà guidarlo eventualmente in questo percorso.

Dr. Domenico Battaglia

1) IDF Diabetes Atlas http://www.idf.org/diabetesatlas/5e/the-global-burden 

[2]  Barnard N.D., 2007, Dr. Neal Barnard’s program for reversing diabetes: the scientifically proven system for reversing diabetes without drugs. USA, New York: Rodale Inc.

[3]  Dati Istat - Il Diabete in Italia 2000-2011 http://www.epicentro.iss.it/igea/pdf/Il%20diabete%20in%20Italia%20-%2024_set_2012%20-%20Testo%20integrale.pdf 

[4]  Jørgensen Marit E., MD, et al., Diabetes and Impaired Glucose Tolerance Among the Inuit Population of Greenland, Diabetes Care October 2002, vol. 25, no. 10, 1766-1771.

[5]   http://www.cdc.gov/chronicdisease/pdf/2009-power-of-prevention.pdf 

[6]  Xu Y., Wang L., He J., Bi Y., Li M. et al., Prevalence and control of diabetes in Chinese adults. JAMA. 2013 Sep 4;310(9):948-59.

[7]  Weickert Martin O. and Pfeiffer Andreas F.H., Metabolic Effects of Dietary Fiber Consumption and Prevention of Diabetes, J. Nutr. March 2008, vol. 138, no. 3, 439-442.

[8]  Mayo Clinic - Diabetes: Risk Factors http://www.mayoclinic.com/health/diabetes/DS01121/DSECTION=risk-factors 

[9]  Carey Vincent J. et al., Body Fat Distribution and Risk of Non-Insulin-dependent Diabetes Mellitus in Women - The Nurses’Health Study, Am. J. Epidemiol. (1997) 145 (7): 614-619.

[10]  Ruy Lopez-Ridaura,Walter C. Willett,Eric B. Rimm,Magnesium Intake and Risk of Type 2 Diabetes in Men and Women, Diabetes Care January 2004, vol. 27, no. 1, 134-140.

[11]  Muraki Isao, Imamura Fumiaki et al., Fruit consumption and risk of type 2 diabetes: results from three prospective longitudinal cohort studies. BMJ 2013;347:f5001.

[12]  Levine M., Suarez J., Brandhorst S., Longo V. et al. Low Protein Intake Is Associated with a Major Reduction in IGF-1, Cancer, and Overall Mortality in the 65 and Younger

but Not Older Population. Cell Metabolism, Volume 19, Issue 3, 407-417, 4 March 2014.

[13]  Ayas N.T., White D.P., Al-Delaimy W.K., Manson J.E., Stampfer M.J., Speizer F.E., Patel S., Hu F.B., A prospective study of self-reported sleep duration and incident diabetes in women. Diabetes Care. 2003 Feb;26(2):380-4.

[14]  Promoting Cardiovascular Health in the Developing World: A Critical Challenge to Achieve Global Health. Institute of Medicine (US) National Academies Press (US); 2010.

[15] G. Nacci “Come affrontare il diabete” casa editrice Editoriale Programma

[16]Neal D. Barnard “Curare il diabete senza farmaci” casa editrice Sonda
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