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Lombalgia cronica o acuta: cosa fare?


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La lombalgia, più comunemente conosciuta con il termine “mal di schiena”, è definibile semplicemente come la sofferenza caratteristica del tratto lombare. I tipi di dolore che si possono manifestare sono di vario genere: diffusi, localizzati, costanti, riconducibili a determinati gesti e posizioni, irradianti, superficiali, profondi e così via. Si possono esprimere con forme insopportabili di calore, con forti tensioni muscolari e possono condurre a importanti limiti motori e a volte anche alla totale immobilità.

Le lombalgie vengono suddivise in termini di durata: entro le sei settimane si definiscono acute, oltre le sei ma entro le dodici settimane si definiscono sub-croniche e se la disabilità permane oltre i dodici mesi, in quel caso le si riconosce come croniche.

Al di là delle tempistiche e delle metodiche con le quali vengono catalogati i disturbi, voglio condividere con te qualche numero ancora: lo sapevi che il mal di schiena è uno dei maggiori problemi sanitari che affligge i paesi industrializzati? Si stima che dal 60% all’80% della popolazione sperimenti il problema in un certo momento della vita e che questo, rappresenti il 13% di tutte le disabilità.

In altri articoli che seguiranno ti darò ulteriori dettagli in quanto a numeri e casistiche riguardanti l’argomento e che hanno riscontro in ricerche biomediche internazionali; per ora preferisco fornirti più strumenti per comprendere meglio il fenomeno. La zona lombare è un’area molto mobile a cui compete l’importante lavoro di armonizzare i movimenti degli arti inferiori con quelli del busto e dell’area superiore del corpo. La sua anatomia e funzione le permette di muoversi su svariati angoli di lavoro, in flesso-estensione antero-posteriore e latero-laterale, ed in torsione. Come tutte le altre articolazioni, anche il rachide lombare è soggetto all’azione dei muscoli, i quali, attraverso la loro attività, generano il movimento. Quando i muscoli aumentano il loro tono basale, aumentano anche lo stato compressivo sulle articolazioni, portandole nel medio-lungo periodo in condizioni di usura e sofferenza.

Nel caso specifico delle lombalgie i muscoli a cui si fa maggiormente riferimento sono tutti i muscoli paravertebrali erettori della colonna o antigravitari, il muscolo ileo-psoas e il muscolo diaframma. Le cause collegate ad un aumento improprio dell’attività muscolare e dell’eccessiva rigidità che essa conferisce alla schiena sono molteplici: scorretta postura, malassorbimento e rigidità intestinale, stress fisici e mentali, intossicazioni sono tra le principali.

Ricorda che si può sempre fare qualcosa per migliorare; il fatto di vivere un dolore seppur importante, non deve permetterti di preparare il terreno sterile ad una “patologia” ancor più devastante, la RASSEGNAZIONE. Mettiamoci al lavoro e saremo corresponsabili di un grande SUCCESSO!!

mal-di-schiena[1]

 

Dott. Luca Mongiardini

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